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Salvatore Fancello Pittore // Scultore // Ceramista // Dorgali 1916 - 1941

Museo Civico "Salvatore Fancello"

Presso Municipio COMUNE DI DORGALI - Corso Umberto, 37 - 08022 Dorgali

Tel. 0784.927242 – 0784 927250 – Fax: 0784 94288

Sito web: www.dorgali.it - E.mail: ufficiocultura@tiscali.it

Orari Apertura: Ore 9,30-12,30 e 17,30-19,30 dal martedì alla domenica (chiuso il lunedì) nei mesi estivi da luglio a settembre. Su richiesta nei restanti mesi.

Ingresso: gratuito

Responsabile Museo: Spanu Emanueluccia – Responsabile Area Sociale e Culturale Comune di Dorgali

Salvatore Fancello

Alberto Crespi - Nuoro 2005 - Ilisso Edizioni

(Foto e Immagini per gentile concessione della Ilisso Edizioni)

Biografia Salvatore Fancello

1916. Salvatore Fancello, penultimo di dodici figli, nasce a Dorgali l’8 maggio da Pietro Fancello e Rosaria Cucca, famiglia contadina di disagiate condizioni economiche. Da giovanissimo manifesta spiccate doti di disegnatore.

1927. Concluse le classi elementari, frequenta la Scuola di Avviamento professionale di Dorgali.

1929. Diplomato, lavora come apprendista nel laboratorio artigiano di ceramica e pelletteria di Ciriaco Piras a Dorgali. Ha modo di mettere a frutto le proprie capacità manuali e inizia a sperimentare con le argille.

1930-32. Partecipa a un concorso bandito dal Consiglio per l’economia corporativa di Nuoro vincendo una borsa di studio per i corsi dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) di Monza, diretto da Guido Balsamo Stella. Parte da Olbia il 28 ottobre con Giovanni Pintori di Tresnuraghes, parimenti assegnatario di borsa di studio. Giunto a Monza alloggia nel convitto annesso alla scuola nella Villa Reale. Frequentato il corso preliminare accede alla sezione di Ceramica rivelando a docenti e colleghi doti di apprendimento rapido e straordinarie capacità nel disegno e nel modellato. Incontra comprensione e apprezzamento. Nel 1931 fa gruppo con Giovanni Pintori e Costantino Nivola di Orani, giunto a Monza con borsa di studio. Ha come insegnanti di Tecnica degli smalti e Tecnica delle costruzioni rispettivamente Karl Walter Posern e Virgilio Ferraresso. Tra gli altri cattedratici: Ugo Zovetti, Arturo Martini, Pio Semeghini, Raffaele De Grada. Lo conforta di tanto in tanto la presenza del fratello Marco, che in Italia settentrionale presta servizio come guardia di finanza. All’ISIA, il nuovo direttore Elio Palazzo compie una revisione dei programmi. Sostituisce Martini con Marino Marini, affida la grafica pubblicitaria a Marcello Nizzoli, storia dell’arte, critica, costruzioni, descrittiva e conferenze a famosi esponenti della cultura e dell’architettura razionalistica: Edoardo Persico, Giuseppe Pagano, Agnoldomenico Pica, Giovanni Romano, Pietro Reina e Raffaello Giolli.

1933-35. Inizia a comporre il “bestiario” in terracotta. Nell’estate 1933 espone due lavori alla IV Mostra interprovinciale sarda di Belle Arti a Cagliari. Nel 1934 si diploma Capo d’arte. Inizia a frequentare il laboratorio di Virgilio Ferraresso a Padova sperimentando con il maestro nuovi materiali, frutto di preziose ricerche in ambito nazionale. Rientra a Monza per il biennio di perfezionamento, avendo come docente di Composizione Umberto Zimelli. I suoi lavori, segnalati dalla Direzione tra gli esiti migliori della produzione dell’ISIA, vengono esposti alla mostra permanente degli elaborati della scuola e ne illustrano i pieghevoli pubblicitari. Nell’estate del 1935 espone alla IV Mostra sindacale di Nuoro. Frequenta il laboratorio dorgalese di ceramiche di Simeone Lai. Consegue a Monza il diploma di Maestro d’arte. Espone alla V Mostra dell’artigianato e piccola industria di Cagliari ricevendo un premio acquisto per un cinghiale in terracotta. Nell’autunno, ospite a Padova di Virgilio Ferraresso, già suo docente, realizza un vasto corpus di ceramiche mettendo a frutto ogni suggerimento del maestro e perfezionando ulteriormente le tecniche di smaltatura (gran parte dei lavori andranno perduti nel periodo bellico). Collabora con sculture in gesso a soggetto di animali alla Mostra della Montagna a Torino, accanto a Zvetteremich e Nivola (l’installazione riporta le tre firme).

1936. Partecipa alla VI Triennale al Palazzo dell’arte di Milano con un’ampia parete graffita a soggetto coloniale, dodici piastrelle ceramiche a figurare i mesi e dodici segni zodiacali, un mosaico di piastrelle litoceramiche (firmato con Nivola), vasi e numerosi pezzi da vetrina. Ai Segni zodiacali è assegnato il Gran premio della Triennale. L’attività di Fancello, sostenuta da Giuseppe Pagano, viene segnalata dalla critica. L’artista si trasferisce con Nivola e Pintori a Milano dove frequenta l’ambiente della cultura razionalista.

1937. Amplia le proprie conoscenze: il disegnatore Saul Steinberg, i poeti Raffaele Carrieri e Leonardo Sinisgalli, il ceramista Tullio d’Albisola, il funzionario del Ministero dell’educazione nazionale Giulio Carlo Argan, Giulio Rosi della Sovrintendenza alle antichità di Torino (questi ultimi acquistano alcune sue sculture). Lavora per la mostra del Tessile a Roma (bassorilievo di ceramica e graffiti), realizza installazioni con figure geografiche e statue d’angeli mutuate dai coevi presepi per i negozi Olivetti a Milano, accanto a Pintori e Nivola assunti dall’ufficio promozione e pubblicità della Casa di Ivrea. A dicembre è chiamato alle armi.

1938. Durante il servizio militare conosce Cesare Brandi, soprintendente per le Belle Arti a Rodi. Nell’estate è in licenza a Milano, in gravi difficoltà economiche. Disegna con passione: nascono i lavori sui rotoli di carta per telescrivente. Giulia Veronesi gli dedica un articolo sulla rivista Corrente. Disegna vignette per il settimanale umoristico Il Settebello. Le opere eseguite per la Triennale del ’36 sono illustrate nel volume Arte decorativa italiana di Giuseppe Pagano (Milano, Hoepli). Si reca a lavorare da Mazzotti ad Albisola Marina: nella famosa bottega di ceramiche, a contatto con vari artisti (da Martini al gruppo futurista, a Sassu, a Lucio Fontana), realizza più di un centinaio di pezzi di alto livello tecnico e profonda maturità: bestiario in maiolica colorata, piatti e vasi riflessati in oro e colori metallici, presepe in duplice copia (esposto nel 1940 a Torino, nel 1942 a Milano e in parte al Museo di Brooklyn nel 1950). Il lavoro albisolese di Fancello e di Fontana è sovente documentato dalla macchina fotografica di Giovanni Pintori. A causa delle leggi razziali, Costantino Nivola e la moglie devono emigrare negli Stati Uniti. Fancello intesse una corrispondenza con Renata, sorella di Ruth Guggenheim.

1939. È richiamato alle armi e trasferito da Ivrea a Susa Molaretto.

1940. In marzo si reca in licenza a Milano dove ritrova Pintori. Lavora per la VII Triennale. Vi espone insieme a Leoncillo Leonardi, vincendo il diploma d’onore: il lavoro dei due ceramisti incontra l’apprezzamento di Sinisgalli. Su incarico dell’architetto Giuseppe Pagano, Fancello realizza decorazioni ceramiche per la sala della mensa e per il pennone portabandiera dell’Università “Luigi Bocconi”. Eseguiti nelle fornaci Ilsa di Albisola, i pezzi vengono collocati in opera a Milano l’anno seguente con il denaro inviato dal fronte dall’artista stesso (superstite è il solo pannello maggiore a soggetto delle attività sportive). Esegue un nucleo di disegni a graffito a soggetto di nudi femminili e di costellazioni. Intraprende nuove ricerche plastiche, rimaste allo stadio di abbozzo.

1941. Ai primi di gennaio è chiamato al reggimento presso Ivrea. Alla fine del mese è imbarcato a Bari per il fronte albanese. L’ultima lettera ai familiari data 20 febbraio. Fancello muore a Bregu Rapit il 12 marzo. È sepolto nel cimitero di guerra. Nel 1942 il Centro di Azione per le Arti allestisce presso la Pinacoteca di Brera a Milano una mostra omaggio all’artista con sculture, ceramiche e disegni provenienti dalle collezioni Argan, Labò, Mazzotti, Mussolini, Pagano, Palanti, Pintori, Podestà (catalogo a cura del Gruppo Editoriale Domus). Nel 1947 viene conferita alla memoria di Fancello la medaglia d’argento al valor militare. Nel 1954 la sorella richiede il rimpatrio delle spoglie. Nel 1962 l’urna viene tumulata nel camposanto di Dorgali.

(*da Crespi A., Salvatore Fancello, Ilisso Edizioni, Nuoro 2005)